Bengasi – Interpretazione geopolitica del terrorismo di Al Qaida

L’assassinio a Bengasi dell’Ambasciatore Americano, dei due marines della scorta e del funzionario (uomo cia?), è un fatto gravissimo, in se per se, ma bisogna dargli una interpretazione, geopolitica.

E’ fuori discussione che possa essere un “incidente”, è un azione molto preparata, direi purtroppo “ben” preparata, con una logistica di carattere militare e pianificazione conseguente. Quindi è un azione da non prendere assolutamente sottogamba. Nei due fronti, pullulano i “pazzi”, i furfanti, i fanatici, ma… Anche le menti fredde che pianificano e preparano scontri di livello sempre più elevato. Tre giorni fa in Mali sedici predicatori (dico 16) della setta Dawa (Islam, moderatissimo), sono stati abbattuti ad un posto di blocco dell’esercito regolare Maliano. Abbattuti a “sangue freddo” secondo le Autorità Mauritane, cui appartenevano sei dei morti. L’esercito del Mali, in questo momento è sconquassato e molto disorganizzato, ma… Questo eccidio, suona molto molto dubbio. Inoltre i gruppi terroristi del Nord, militarmente molto ben organizzati e armati, potrebbero prendere l’occasione per “marciare” su Bamako. Devo dire che, secondo me, se si fermano pure per i pic-nic, in tre giorni ci arrivano. Ripeto, si stà posizionando una tempesta sull’area, e le forze della Comunità dei Paesi dell’Africa Occidentale non sono ne dispiegate, ne in questo momento in grado di farlo. Anche gli occidentali, in primis gli Americani, sono installati su una linea logistica ancora fragile, e quello che è accaduto a Bengasi è un pericoloso segnale. Intanto dall’altra parte del deserto, nel Sinai, si stà agitando una situazione nuova e delicata. Dopo l’uccisione di sedici guardie di frontiera le forze egiziane si sono schierate nell’area, con l’accordo di Israele ed in virtù degli accordi di Camp David. Ma gli egiziani da tre sono passati ad otto battaglioni con una buona quantità di carri e mezzi blindati. Fin qui tutto bene, ma… Perché si son portati dietro anche una buona quantità di missili? Missili per la caccia ai terroristi? Non dimentichiamo che gli avvenimenti appena descritti hanno messo il Presidente Morsi nelle condizioni di rimescolare lo Stato Maggiore dell’Esercito, in quello che viene chiamato colpo di stato “bianco”. Dall’altra parte (Israele), colombe ce ne son poche, falchi e falchetti abbondano e guardano a Romney. In sintesi, tutta la faglia che partendo dalla Mauritania attraversa la Libia e corre fino in Siria, è in movimento. Potremo noi ancora meravigliarci se dovessero avvenire dei terremoti?

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