Africastan

Per prima cosa, bisogna essere veramente contenti per la liberazione della Signorina Urru e dei due cooperanti spagnoli.

Ed è giusto, fare i complimenti, anche ai nostri servizi, che hanno operato in condizioni veramente difficili e complesse.
Detto questo, passiamo ad esaminare la situazione nell’area nord (occupata dai separatisti e da Al-qaida magreb), e della zona sud, con riferimento la capitale Bamako. La differenza di atmosfera di vita è stridente, mentre nelle zone di Gao (dove sarebbe stata liberata la Urru) e Toumbuctu’, la vita appare calma, rigida, ma sicurizzata, senza più esazioni, saccheggi, etc. La calma, almeno di facciata, fa sì che i giovani, in numero crescente si avvicinino ai “conquistatori”. Le ragioni di ciò possono essere molteplici, non ultime quelle di carattere economico, ma di certo c’è una componente socio religiosa che non può essere minimizzata. Poveri, senza lavoro, senza prospettive di sorta, vengono attirati dalla realizzazione di sé nella religione e nella guerra. Al sud, nella capitale Bamako, la situazione è calamitosa: esazioni continue da parte di uomini armati, violenze nelle strade, giornalisti picchiati e invitati a “ragionare”, un Presidente ad interim (in passato aggredito nel palazzo presidenziale) che vive di fatto esule a Parigi, un Primo Ministro attaccato politicamente da tutte le parti. Il Mali appare, più che una nave che affonda, una zattera di disperati in guerra tutti contro tutti.
Nei giorni scorsi, è circolata nelle segrete stanze dei servizi occidentali, un rapporto firmato da Robert Cardillo, responsabile dell’agenzia di coordinamento della sicurezza statunitense, il quale, si preoccupa, perchè le organizzazioni come Aqmi,  Ansar Dine etc, si stanno organizzando per espandere le loro attività, in senso territoriale, e che sono possibili azioni “anche in territorio Europeo”. Qualche volta sono critico con gli USA (forse perchè li apprezzo, e sono quindi contrariato quando sbagliano), ma questa analisi mi trova completamente d’accordo, con l’aggiunta che nell’area, l’unica potenza regionale efficace sarebbe sicuramente l’Algeria, che però appare molto poco entusiasta (per ora), ad intervenire. In più non vede di buon occhio una presenza francese nella zona.
Dire che la situazione è difficile è dire poco, ma il tempo scorre e i gruppi estremisti e terroristici, approfittano del tempo che stiamo concedendo. Andiamo incontro a momenti molto brutti, non potremo più dire di esserne “sorpresi”.

LASCIA UN COMMENTO...